A caccia di lupi

di Dario Canaccini

E’ di stamani l’articolo del Tirreno, nella cronaca di Follonica, di un fotografo naturalista che fotografa lupi. Fin qui niente di male, il lupo è un animale presente nei nostri boschi già da un bel po’ ormai, ritornato in maniera naturale dopo aver rasentato il rischio di estinzione. Quindi ritrarlo non è più così raro, e spesso magari la sua presenza (come fra l’altro faccio pure io da anni, e ora in Selvatica) può essere usata per fare educazione ambientale e far appassionare un pubblico distratto alla natura che ha spesso sotto il naso.

Ma nell’articolo si parla di altro, si parla della volontà di una persona ad abituare un selvatico, nella fattispecie oltretutto un grande carnivoro, alla presenza umana, attirando i lupi anche col richiamo. Emettere ululati (wolf howling) è una tecnica che deve essere usata esclusivamente da tecnici specializzati per monitorare le popolazioni di lupo, minimizzando il più possibile lo stress verso gli animali, di certo non dal primo improvvisato con lo scopo del puro esibizionismo.

Non so se l’atto in sé contravvenga la normativa di tutela della fauna selvatica (D.P.R. 8 Settembre 1997, n. 357) oltretutto verso una specie particolarmente protetta, ma sicuramente il comportamento non può ritenersi etico né tantomeno prudente. L’amore per la specie non è, né giustificherebbe, la voglia di voler avvicinare un animale forzando una situazione per modificare il suo comportamento naturale. Cercare di avvicinare un lupo non è affatto intelligente: il lupo è un animale timido e schivo che non attacca l’uomo da secoli, ma creare un animale confidente potrebbe causare incidenti che sarebbero dannosissimi per la conservazione della specie.

Purtroppo i giornali locali si prestano al gioco della spettacolarizzazione della natura e per attirare qualche lettore in più gettano questa visione distorta e pericolosa a un pubblico che spesso in buona fede ne è affascinato. Ma se da un lato il lupo per i mass media è la spettacolarizzazione della natura da addomesticare (sempre sia maledetto il Piccolo Principe e la sua volpe), dall’altro spesso e volentieri diventa un animale terribile terrore di pecore, bambini e donne indifese.

Sempre in zona, a Riotorto, poco tempo fa è stato individuato un giovane allevatore accusato di aver appeso un lupo morto scuoiato a un cartello stradale a Suvereto. Un lupo morto, un’azienda che non avrà risolto il problema delle predazioni, e, anzi, un danno di immagine incredibile impossibile da recuperare, oltre alle varie pene che in caso di condanna dovrà scontare il ragazzo.

Due mondi opposti eppure il risultato è il solito, danni ad animali e persone, e, soprattutto, una percezione sempre più distorta della natura; una natura immaginata e piegata ai propri desideri purtroppo con dei riscontri nella realtà anche troppo concreti.

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