GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE FORESTE 2019

di Marco Lucchesi

Le foreste coprono il 31% delle terre emerse del pianeta, costituiscono l’habitat per il 75% della biodiversità terrestre e sono nostre alleate nella lotta al cambiamento climatico, solo per il fatto di esistere e vivere.
Ma come trattiamo questi imprescindibili ambienti, fondamentali per la biosfera e per la sopravvivenza della nostra specie?
Male, molto molto male! Dal 2000 al 2013 è stato distrutto 1 milione di ettari di foresta primaria, ovvero della cosiddetta “foresta vergine”. Un milione di ettari vuol dire, tanto per capirci, una superficie grande tre volte l’Italia.
E’ poco?
Direi di no, visto che stiamo considerando “solo” la perdita delle foreste vergini, ma tagli e eradicazioni vere e proprie sono a carico anche delle successioni forestali secondarie, certamente non meno importanti.
Manco a dirlo il problema sembra essere più grosso proprio dove si concentra gran parte del patrimonio arboreo mondiale, ovvero in Brasile: dall’agosto 2017 al luglio 2018 8000 chilometri quadrati di bosco sono stati abbattuti, i terreni che li ospitavano sono stati dissodati ed ora vi albergano inutili coltivazioni. Inutili sì! Perché l’ecologia degli ecosistemi forestali tropicali ed equatoriali ci insegna dalla notte dei tempi che essi sono “ecosistemi chiusi”, ove energia e materia necessari al loro funzionamento vengono prodotti e consumati in un continuo ciclo, solo al loro interno. Ciò vuol dire che togliendo gli alberi da un ambiente di questo tipo, il terreno sottostante perderà di colpo le proprie caratteristiche e la propria fertilità, e potrà essere coltivato solo ricorrendo a pesanti trattamenti chimici e fertilizzanti.
Complimenti! Bel lavoro!
E le cose non cambieranno, anzi peggioreranno in futuro: il neo presidente ultra reazionario, Jair Bolsonaro, ha già dichiarato guerra all’Amazzonia ed ai suoi abitanti nativi… Follia al potere!
E in Italia? Nel nostro paese, dichiarano gli scienziati forestali, per la prima volta dal Medioevo le foreste hanno superato in superficie le aree agricole, abbiamo 11 milioni di ettari di boschi, in forte espansione, che occupano il 40% della nazione.
Bene ma non benissimo: di fatto essi derivano dall’abbandono delle aree collinari e montane, e sono costituiti spesso da successioni precoci, da boschi di scarsa qualità strutturale, pieni per giunta di specie alloctone invasive. Il dissesto idro-geologico in cui versa il nostro paese passa anche attraverso l’incapacità di pianificare una gestione forestale che sia da una parte conservativa-naturalistica, per far raggiungere a queste tipologie di boschi la maturità che gli consentirebbe di essere un importante comparto a difesa del suolo, da una parte produttivistica, ma con criterio! E questo proprio non sta avvenendo! La recente approvazione del “Testo unico forestale” ci sta riportando indietro nei decenni, ai tempi in cui il taglio del bosco serviva per strappare alla natura dei terreni abitabili e coltivabili. Con la scusa di contrastare lo spopolamento delle aree montane e rurali favorendo la crescita occupazionale attraverso lo sviluppo di “economie verdi” e utilizzando il taglio esteso di boschi in via di sviluppo (anche in maniera coatta, cioè contro la volontà del proprietario!) per l’utilizzo delle masse legnose nelle centrali a biomasse, stiamo rischiando di alterare le meccaniche evolutive di ecosistemi forestali che potrebbero invece tornarci molto utili in questo periodo storico in cui, per fortuna, la società sembra essersi accorta della pericolosità dei cambiamenti climatici e dell’urgenza di contrastarli.
Quindi, festeggiamo, sì, le povere foreste, ma in modo consapevole e capendo veramente in che situazione ci troviamo. Questo per far sì che anche chi verrà dopo di noi possa avere qualcosa da festeggiare…

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