storia

di Dario Canaccini e Gabriele Romanacci Molti toponimi delle colline livornesi sembrano inventati da un buontempone ubriacone che cerca in tutti i modi di confonderci. Abbiamo il Monte Maggiore (454 m slm) che non è il monte più alto (la collina più alta è Poggio Lecceta 462 m slm), abbiamo il Rio Savolano che è da tutt’altra parte rispetto alla località Savalano, così come il Botro ai Loti è a Parrana e non a Loti, e soprattutto abbiamo Valle Benedetta, un paese grazioso che, invece di essere in fondo a una valle, è il paese più alto delle colline. Accanto a Valle Benedetta però unaContinua a leggere…

di Dario Canaccini Abbiamo meraviglie sul nostro territorio che non molti conoscono, una di queste è l’acquedotto del Poccianti e ancor più quelle parti dell’acquedotto che per qualche mistero di rimozione collettiva sono rimaste un po’ nell’ombra rispetto alle più famose sorgenti. Una di queste sono le sue arcate più alte, le arcate sul Rio Corbaia o Botro dei Mulinacci come riportato sul catasto leopoldino, anche l’incertezza dei toponimi non rende merito alla particolarità del luogo. Le arcate che qui si trovano sono alte più di 20 metri, scavalcano il torrente e la stretta valle. La prima volta che ci venni, per caso, cercavo quelleContinua a leggere…

di Marco Lucchesi Per chi frequenta le Alpi Apuane questa località è riconoscibilissima: Foce di Mosceta, a 1100 metri s.l.m.,nei cui pressi è stato edificato uno dei più noti e “storici” rifugi CAI della catena montuosa. E’ riconoscibilissima nella seconda foto scattata tre giorni fa, forse un po’ meno nella prima, se non per la “marginetta” cha caratterizza questo passaggio da secoli. La prima foto è stata fatta risalire all’immediato dopoguerra, 1947, e ci da’ lo spunto per trattare, purtroppo in poche righe, un argomento cruciale nell’Italia di oggi: quello dei “paesaggi“, o come ho scritto nel titolo, degli “ecosistemi dell’abbandono“, ovvero degli ambienti che,Continua a leggere…